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Affari sporchi (QSBD.COM, 28/11/2005)

Libro nero delle firme: processo alle multinazionali

Due giornalisti austriaci compilano un lungo e dettagliato elenco dei peccati e degli abusi delle multinazionali: Adidas, Nike, Mc Donald's, Nestlé, Chicco e Disney, non si salva nessuno.

di Michela Coricelli, Il nuovo, 15/11/2001

Dalle “fabbriche del sudore” del Sud del mondo escono jeans, palloni di cuoio, computer e scarpe da ginnastica. Prodotti perfetti, cuciture impeccabili, saldature fatte al microscopio, costate migliaia di ore di lavoro a un'invisibile massa di 12 milioni di ragazzini. Tutti sotto i 14 anni. Due giornalisti austriaci, Klaus Werner e Hans Weiss, hanno passato in rassegna i vizi e le vergogne delle più grandi multinazionali del mondo, una summa esplosiva pubblicata nel Libro nero delle firme , pubblicato da Deuticke in Austria, Germania e Svizzera. Una lista nera che svela senza pietà le macchie delle grandi firme incollate addosso all'Occidente.
Orari di lavoro disumani (vicini alle 20 ore) e guadagni da fame non sono gli unici problemi delle grandi fabbriche impiantate in Indonesia, in Birmania o nel Salvador. In alcune industrie-lager, le donne con le mestruazioni non possono lavorare per due giorni: non hanno i soldi per comprare assorbenti igienici, ma nelle fabbriche non ci sono bagni a sufficienza, e le operaie sono costrette a strasene a casa. Naturalmente senza paga. Molte decidono di andare comunque a lavorare, e si vestono con ampi vestitoni neri per mascherare le macchie di sangue. Le multinazionali passate in rassegna dalla coppia di giornalisti non disdegnano nemmeno rapporti stretti con i dittatori del Sudan, o con i signori della guerra in Congo.
Un dettagliato elenco di marchi e firme prestigiose, si trasforma così in una lunghissima denuncia.

Campo tessile e sportivo

Secondo Werner e Weiss, grandi imprese che fatturano qualcosa come 6 miliardi di euro (12mila miliardi di lire), mettono alle macchine da cucire ragazzini dai 13 anni in giù, capaci di confezionare 80 magliette per 10 euro al giorno (20mila lire). Il 90 per cento dei capi di abbigliamento dei nomi più alla moda, si fabbricano a prezzi irrisori nelle zone franche del commercio, dall'America Latina al Sud Est asiatico alle regioni più povere dell'Europa orientale.

Nei grandi stanzoni di Formosa (in Salvador), donne e ragazzini cuciono 80 t-shirt firmate Adidas ogni ora, con un salario giornaliero inferiore ai 9 dollari. Gli straordinari sono obbligatori, così come le analisi per accertarsi che le operaie non siano incinte.
La Nike, secondo il Libro nero delle firme , è un altro eccelso esempio di diritti negati: dalla manodopera infantile, agli abusi sessuali alla mancanza di regole igieniche. E' nelle fabbriche Nike indonesiane che vengono registrati gli episodi più triti relativi alle donne e al loro igiene.

Giocattoli e articoli per l'infanzia

E' proprio in questo campo, apparentemente più innocuo, che si registrano gli avvelenamenti e le morti più frequenti. I paesi più a rischio sono la Cina e il Vietnam, dove milioni di bambini lavorano per fabbricare bambole e oggetti di plastica 18 ore al giorno, con uno stipendio mensile di 80mila lire. Secondo la Commissione Christian Industrial di Hong Kong, la Disney – nelle sue fabbriche del Sud Est asiatico – costringe i minori e le donne a condizioni disumane di lavoro, con una paga che oscilla fra i 38 e i 63 euro al mese.

Dopo la pubblicazione di questo rapporto choc sono scattati numerosi licenziamenti.
Il caso della Chicco, invece, una delle 12 firme della multinazionale Artsana, è ancora più eclatante: nel 1993, 87 persone della fabbrica cinese Zhili Handicraft morirono fra le fiamme di un terribile incendio. Non riuscirono a scappare perché le finestre erano sbarrate e non esistevano uscite di emergenza: misure mortali per evitare che le operaie rubassero i prodotti della fabbrica.

Alimentazione

Le multinazionali alimentari che spiccano nel Libro nero delle firme sono Chiquita, Mc Donald's e Nestlè . La compagnia delle banane, vicina al monopolio in Honduras e Costa Rica, paga i suoi lavoratori 30 euro alla settimana (60mila lire). Le condizioni dei contadini sono al limite della fame. Si registrano anche diversi casi di morte per avvelenamento da pesticidi.
Mc Donlad's, obiettivo veterano delle campagne no global, è nel mirino di Werner e Weiss sulla base delle denunce di Greenpeace: colpevole di aver deforestizzato selve vergini, e di aver ingrassato i polli di soja manipolata geneticamente.
Quanto alla Nestlè, la multinazionale svizzera con oltre 500 fabbriche in tutto il pianeta, non si è ancora giustificata dopo la denuncia dell'Unicef per lo sfruttamento di 20mila bambini del Mali venduti come schiavi nelle grandi piantagioni di cacao africane.

Il mercato petrolifero e le fabbriche di automobili, dalla Birmania al Sudan, e quello elettronico (in particolare il commercio del metallo del tantalo) frutterebbero alle multinazionali occidentali milioni di dollari, a patto di oscuri accordi con signori della guerra sudanesi e congolesi.

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